Vicende costruttive
Le origini del complesso di Gragnanino rimangono scarsamente documentate. La località, anticamente indicata come Gragnano Sottano, rientrava nell’area delle estese proprietà del monastero piacentino di San Savino, molti dei cui possessi passarono nel corso del Medioevo sotto il controllo delle maggiori famiglie del territorio. Alcuni studi fanno risalire al 1288 il passaggio di Gragnanino alla famiglia Scotti; allo stato attuale, tuttavia, non è stato possibile verificare la natura e le modalità di tale trasferimento, né collegarlo a una specifica fase costruttiva del castello. La data deve pertanto essere considerata con cautela. La tradizione che indica il 1288 come inizio della proprietà Scotti è comunque ripresa dalla storiografia locale.
Una testimonianza documentaria certa compare nel 1452, quando una missiva di Francesco Sforza al podestà di Piacenza menziona distintamente gli uomini di «Gragnano Soprano» e di «Gragnano Sottano». Un’altra disposizione ducale dello stesso anno registra Gragnano Sottano autonomamente tra le comunità del territorio piacentino chiamate a fornire carri e uomini. I documenti attestano quindi l’esistenza e la consistenza della comunità alla metà del Quattrocento, ma non forniscono indicazioni sulla struttura o sulla costruzione della fortificazione.
La proprietà rimase successivamente legata agli Scotti, poi Scotti Douglas di Vigoleno. Le trasformazioni dell’età moderna e contemporanea determinarono progressivamente la perdita dell’antico complesso fortificato. Nell’Ottocento il conte Carlo Douglas Scotti di Vigoleno fece realizzare una nuova residenza e, tra il 1830 e il 1840, un vasto parco all’inglese; la documentazione relativa al parco ricorda espressamente una precedente struttura fortificata denominata «la Rocca». Ancora nel 1863 il conte Alberto Scotti da Vigoleno risulta titolare di interessi fondiari a Gragnanino.
Descrizione
Il complesso fortificato di Gragnanino, oggi interamente scomparso, è conosciuto principalmente attraverso una pianta risalente agli inizi dell’Ottocento, che documenta un organismo di notevoli dimensioni e di particolare complessità, articolato attraverso strutture successive inserite l’una nell’altra. L’organismo più esterno era costituito da una vasta corte di forma approssimativamente rettangolare, interamente circondata da un fossato. Gli edifici rurali ne occupavano per intero due lati e parzialmente un terzo, completati dalla presenza della rocca maggiore, collocata verso uno degli angoli e appoggiata su due lati contigui della corte. La rocca maggiore aveva pianta rettangolare ed era a sua volta separata dagli spazi circostanti mediante fossati. Le sue cortine erano munite di quattro torri circolari agli angoli. Al suo interno, in posizione decentrata, si trovava un ulteriore nucleo fortificato quadrangolare, provvisto di due torri circolari poste su angoli diagonalmente opposti. La particolare disposizione della rocca interna faceva sì che una delle sue torri coincidesse con una delle quattro torri angolari della rocca maggiore. Ne risultava un’articolazione planimetrica per nuclei progressivamente più ristretti: una grande corte esterna, la rocca maggiore quadrangolare con quattro torri e, al suo interno, una seconda rocca caratterizzata dalla disposizione diagonale delle due torri. La successione cronologica delle diverse parti non è documentata. La pianta ottocentesca registra infatti soltanto la configurazione raggiunta dal complesso e non consente di stabilire se i diversi organismi siano stati realizzati contemporaneamente o siano il risultato di successive trasformazioni e ampliamenti. La forma circolare di tutte le torri rappresentate costituisce l’unico indizio tipologico disponibile per una valutazione cronologica delle strutture fortificate, senza tuttavia consentire una datazione più precisa. Il carattere analitico della pianta e della relativa legenda, attente a registrare destinazioni d’uso e trasformazioni delle singole strutture, suggerisce che il documento possa essere stato redatto in occasione di una ricognizione patrimoniale; le circostanze e le finalità della sua compilazione non sono tuttavia note.
Interpretazione
La complessa articolazione planimetrica di Gragnanino sembra riflettere una precisa gerarchia degli spazi, nei quali la componente residenziale, quella militare e quella agricola si integravano all’interno di un unico organismo fortificato. La grande corte esterna, protetta dal fossato e delimitata in larga parte da edifici rurali, doveva costituire il settore prevalentemente produttivo del complesso. Per questo aspetto può essere richiamato, esclusivamente come confronto funzionale, il castello di Malpaga, dove il nucleo signorile è inserito in una più vasta corte agricola fortificata. La rocca maggiore di Gragnanino costituiva un secondo livello di protezione. La presenza di quattro torri circolari e di un proprio sistema di fossati ne indica una marcata funzione militare. Nell’organizzazione gerarchica degli spazi il rapporto tra questa corte fortificata e il nucleo più interno può ricordare, pur nella profonda diversità dei due complessi, l’articolazione del Castello Sforzesco di Milano tra Rocchetta, corti interne e grande piazza d’armi. Il nucleo quadrangolare più interno, munito di due sole torri circolari poste su angoli diagonalmente opposti, rappresentava infine il settore maggiormente protetto. La sua posizione e l’autonomia rispetto agli spazi circostanti consentono di ipotizzarne una funzione residenziale signorile e, in caso di necessità, di estrema difesa, anche se la documentazione disponibile non permette di determinarne con certezza la destinazione. Gragnanino costituisce pertanto un caso particolare nell’ambito delle fortificazioni diagonali: lo schema a due torri contrapposte non definiva l’intero castello, ma il suo nucleo più interno, inserito all’interno di un sistema difensivo molto più ampio e articolato. La mancanza di una cronologia delle singole strutture non consente tuttavia di stabilire se questa configurazione appartenesse a un progetto unitario o fosse il risultato di successive trasformazioni.



- 1. Pianta del complesso di Gragnanino, 1805 ca., in Nasalli Rocca.
- 2. Rielaborazione dell’autore del disegno ricostruttivo di Perogalli. In rosso il nucleo interno con disposizione diagonale delle due torri.
- 3. Ricostruzione volumetrica ipotetica sulla base della pianta storica. Altezze e dettagli architettonici sono convenzionali.
Fonti documentarie
ARCHIVIO DI STATO DI MILANO, Missive sforzesche, reg. 14, docc. 237 (22 febbraio 1452), 597 (7 maggio 1452), 1828 (1453), edizione digitale La memoria degli Sforza.
ARCHIVIO DI STATO DI PIACENZA, Archivio Scotti Douglas – fondi dei rami di Fombio, Sarmato e Vigoleno, secc. XII–XIX.
Bibliografia
BABBONI, S. (2011), San Savino a Piacenza e la cripta sepolta, in A.C. Quintavalle (a cura di), Medioevo: i committenti. Atti del Convegno internazionale di studi, Parma, 21–26 settembre 2010, Electa, Milano, pp. 434–441.
NALDI, L. (1859), Notizie genealogiche relative alle famiglie dei nobili signori conti Scotti Douglas di Vigoleno, Sarmato e Fombio, Tip. Tedeschi, Piacenza.
NASALLI ROCCA, E. (1971), Il castello di Gragnanino, «Bollettino storico piacentino», LXVI, pp. 23–31.
PEROGALLI, C. (1994), Castelli e rocche di Emilia-Romagna, Serie Görlich, Istituto Geografico De Agostini, Novara, pp. 169–170.