
Borgonovo Val Tidone. Ricostruzione ipotetica della rocca nel suo assetto quattrocentesco (courtesy Canzio Ferrari)
Vicende costruttive
Borgonovo fu fondato nel 1196 dal Comune di Piacenza come oppidum fortificato di confine. Già nei primi decenni della sua esistenza fu coinvolto nei conflitti che interessarono il territorio piacentino: incendiato nel 1199, venne ricostruito e nuovamente danneggiato nel corso del XIII secolo. Nei secoli successivi passò ripetutamente di mano, seguendo le vicende politiche del Piacentino e delle famiglie che ne detennero il controllo.
Una nuova e decisiva fase ebbe inizio nel 1424, quando Filippo Maria Visconti, duca di Milano, avviò la costruzione della nuova rocca sul sedime del precedente castrum comunale. I lavori, già documentati nel 1424, risultano ancora in corso nel 1428. Un documento del 1427 è pubblicato in Il Medioevo in Val Tidone e Val Luretta, mentre l’altra documentazione relativa ai lavori del cantiere, emersa da una recente rilettura delle fonti, è tuttora inedita.
Al cantiere quattrocentesco appartiene l’impianto fortificato unitario ancora riconoscibile: un recinto quadrangolare formato da quattro cortine, con due torri quadrate poste agli angoli diagonalmente opposti e due accessi contrapposti originariamente muniti di ponte levatoio. Le cortine e le torri erano inoltre dotate di archibugiere, distribuite secondo un sistema coerente con la difesa dell’intero perimetro.
Le vicende successive documentano il passaggio del complesso attraverso gli Arcelli e Niccolò Piccinino e, nel 1451, l’investitura di Borgonovo a Sforza Secondo Sforza. In epoca successiva la perdita della funzione militare determinò una progressiva trasformazione della rocca in residenza. Le cortine furono sopraelevate, la merlatura inglobata nelle nuove murature e le facciate riorganizzate mediante l’apertura delle grandi finestre rettangolari oggi visibili. Ulteriori trasformazioni interessarono gli spazi interni, conferendo progressivamente all’edificio l’aspetto di palazzo che conserva attualmente.
Descrizione
La rocca occupa uno degli angoli dell’oppidum rettangolare di Borgonovo, il cui impianto pianificato rimane riconoscibile nella maglia viaria sostanzialmente ortogonale. L’edificio presenta una pianta quadrangolare organizzata intorno a un cortile, con due torri quadrate poste agli angoli diagonalmente opposti.
L’osservazione delle murature, soprattutto nelle porzioni inferiori meglio conservate, evidenzia una sostanziale continuità costruttiva tra le quattro cortine e le due torri, riconducibili a un organismo unitario. Le torri presentano dimensioni e caratteri sostanzialmente equivalenti e non mostrano una evidente gerarchia reciproca.
La configurazione originaria differiva sensibilmente dall’aspetto attuale. Le cortine raggiungevano una quota inferiore, ancora riconoscibile attraverso una fascia decorativa a denti di sega e, immediatamente sopra, le tracce della merlatura ghibellina successivamente tamponata e inglobata nella sopraelevazione. Alcuni merli sono ancora chiaramente leggibili nella tessitura muraria, mentre di altri rimangono le spalle e le discontinuità prodotte dai successivi tamponamenti. Le grandi finestre rettangolari appartengono alle trasformazioni residenziali; nella fase fortificata le pareti esterne dovevano presentarsi prevalentemente chiuse.
Due accessi contrapposti, originariamente serviti da ponti levatoi, attraversavano il complesso lungo un asse eccentrico rispetto al quadrilatero e prossimo a una delle torri. L’allineamento non si esauriva all’interno della rocca: verso l’abitato proseguiva lungo uno degli assi viari nord-sud dell’oppidum, mentre verso nord si raccordava alla strada proveniente dalla direzione di Castel San Giovanni.
L’apparato difensivo comprendeva archibugiere distribuite lungo le cortine e nelle due torri. Solo una parte delle aperture è oggi conservata, ma la disposizione regolare delle superstiti consente di riconoscere un sistema continuo lungo il perimetro. Nelle torri alcune aperture sono rivolte verso l’esterno, mentre altre sono orientate in modo da battere lateralmente le cortine adiacenti, assicurandone il fiancheggiamento.
Sulla cortina occidentale è riconoscibile una netta discontinuità muraria, estesa dal fondo del fossato sino alla copertura e per una larghezza di alcuni metri, che individua la ricostruzione integrale di un tratto della parete. In corrispondenza dell’intervento anche la scarpa risulta più larga rispetto a quella originaria. Il rifacimento, forse conseguente a un dissesto delle fondazioni legato all’azione delle acque del fossato, sembra quindi aver comportato anche un irrobustimento della base muraria; in assenza di riscontri documentari, le cause rimangono indeterminate.
Interpretazione
La trasformazione residenziale e la sopraelevazione delle cortine hanno modificato profondamente la percezione dell’organismo fortificato. Riportando idealmente l’edificio alla quota indicata dalla merlatura inglobata, emerge una configurazione più bassa e compatta, caratterizzata da cortine prevalentemente chiuse e da due torri quadrate maggiormente emergenti agli angoli diagonalmente opposti.
La continuità delle murature inferiori, l’equivalenza delle due torri e l’organizzazione dell’apparato di tiro indicano che cortine e torri appartengono a una concezione unitaria. La disposizione diagonale non deriva quindi dall’aggiunta successiva di torri a un recinto precedente, ma costituisce un elemento originario dell’organismo fortificato.
Particolarmente significativa è la distribuzione delle archibugiere. La loro presenza tanto nelle torri quanto nelle cortine dimostra che l’impiego delle armi da fuoco manesche apparteneva alla concezione difensiva dell’intero complesso. Le aperture orientate lateralmente nelle due torri permettevano il fiancheggiamento delle cortine adiacenti: la collocazione delle torri agli angoli opposti consentiva così di integrare i quattro lati del recinto in un sistema di tiro coerente.
La documentazione consente di collocare la costruzione della nuova rocca nel cantiere avviato nel 1424 per volontà di Filippo Maria Visconti e ancora in corso nel 1428. Borgonovo costituisce pertanto un esempio documentato e precisamente databile di impianto fortificato a due torri diagonalmente opposte, particolarmente significativo per la definizione della cronologia di questa soluzione architettonica.
Altrettanto significativo è il rapporto della rocca con l’organizzazione dell’oppidum. La sua posizione angolare e l’allineamento dei due accessi mettono il complesso in relazione diretta con la viabilità: da un lato con uno degli assi nord-sud del borgo, dall’altro con il percorso proveniente dalla direzione di Castel San Giovanni. La rocca si colloca così nel punto di relazione tra la viabilità esterna e la maglia ortogonale dell’abitato.
La presenza di due accessi contrapposti, originariamente serviti da ponti levatoi e disposti in continuità con la viabilità esterna e con uno degli assi interni dell’abitato, suggerisce che il complesso integrasse alla funzione propriamente castellana quella di controllo di un accesso urbano. L’associazione tra porta fortificata e rocca trova confronti nelle città murate medievali, come mostra, ad esempio, con una diversa configurazione planimetrica, il Castello di San Zeno con Porta Padova a Montagnana. Nel caso di Borgonovo, la continuità dell’asse viario attraverso il complesso sembra indicare una stretta integrazione tra struttura castellana, accesso all’oppidum e organizzazione della viabilità.
Documentazione iconografica



- 1. Borgonovo. Planimetria della rocca. Rielaborazione dell’autore.
- 2. Borgonovo. Posizione delle archibugiere ancora presenti. Rielaborazione dell’autore.
- 3. Borgonovo. Ricostruzione ipotetica della rocca nel suo assetto quattrocentesco (courtesy Canzio Ferrari).
Bibliografia
Artocchini, C., Castelli piacentini, Piacenza, TEP, 1983.
Zaninoni, A., «I castelli della provincia di Piacenza», in M. G. Muzzarelli, A. Campanini (a cura di), Castelli medievali e neomedievali in Emilia-Romagna, Atti della giornata di studio, Bologna, 17 marzo 2005, Bologna, CLUEB, 2006.
Regione Emilia-Romagna – PatER, Rocca di Borgonovo, scheda del Patrimonio culturale dell’Emilia-Romagna.
Bavagnoli, P. L., Il Medioevo in Val Tidone e Val Luretta. Il territorio, le famiglie e frammenti di vita vissuta nelle carte più antiche, vol. I, Piacenza, L.I.R. – Libreria Internazionale Romagnosi, 2022, pp. 119-121