ITA Rocchetta del Castello Sforzesco

Aggiornamento della ricerca:
09/09/2026

Dati correnti

Stato attuale:
Italia
Regione:
Lombardia
Comune:
Milano
Indirizzo:
Coordinate:
45°28’13.5″N 9°10’42.8″E
Tipologia:
Rocca interna / fortezza
Stato di conservazione:
Conservata, con trasformazioni e restauri

Dati storici

Stato storico:
Ducato di Milano
Datazione:
XIV-XV secolo; Torre di Bona 1477-1480
Committente:
Visconti e Sforza; Bona di Savoia per il rafforzamento della Rocchetta (1477)
Progettista/autore:
Non documentato; Benedetto Ferrini e Maffeo da Como per gli interventi difensivi del 1477

Milano, Castello Sforzesco. Veduta aerea della Rocchetta, con la Torre Maystra (o Castellana) e la Torre di Bona agli angoli diagonalmente opposti. Google Maps, immagini © 2026 Google, Airbus/CNES, Airbus/Maxar Technologies.

Vicende costruttive

Le origini della Rocchetta vanno ricondotte alle diverse fasi di formazione del Castello visconteo di Porta Giovia. La fondazione del primo fortilizio, attribuita a Galeazzo II Visconti, è generalmente collocata nel 1368, mentre un’importante espansione verso l’esterno delle mura cittadine fu avviata da Gian Galeazzo Visconti nel 1392. A questa fase è probabilmente riferibile il grande basamento a scarpa in serizzo che caratterizza il settore dell’attuale Rocchetta e della Corte Ducale.

Nel corso del XV secolo questo settore confermò e rafforzò il proprio ruolo di principale nucleo difensivo del Castello. Nell’area dell’attuale Rocchetta, indicata dalle fonti come rocha o arcella, si trovava anche la torre quadrangolare sud-occidentale, documentata nel Quattrocento come Maystra o Castellana e considerata, nei primi anni del ducato di Francesco Sforza, il punto più forte della Rocchetta e dell’intero Castello. Nel 1451 vi erano alloggiati soldati e vi risiedeva il castellano; almeno dal 1453 il suo sotterraneo era utilizzato come prigione. La denominazione attuale di Torre del Tesoro riflette una funzione successiva: il tesoro ducale, precedentemente conservato nella Corte Ducale, risulta trasferito nella Torre Castellana e nel camerino contiguo nel 1491.

Dopo le demolizioni avvenute durante la Repubblica Ambrosiana, Francesco Sforza recuperò in larga parte l’impianto e le strutture viscontee. Già nel 1450 furono ordinati interventi sulle torri quadrate settentrionali, compresa la Maystra, e nel 1451 si lavorava alle cortine della Rocchetta. La torre Castellana continuò a costituire il punto più forte della Rocchetta e dell’intero Castello.

Una nuova fase si aprì sotto Galeazzo Maria Sforza, che concentrò importanti interventi nella Rocchetta e nella Corte Ducale. I lavori furono affidati a Benedetto Ferrini, documentato come ingegnere del Castello già negli anni Cinquanta. Dal 1468 il duca stabilì la propria residenza nella Corte Ducale. Ferrini intervenne anche nel cortile della Rocchetta, aggiungendovi un nuovo lato porticato.

Dopo l’assassinio di Galeazzo Maria Sforza nel dicembre 1476, Bona di Savoia si rifugiò con il giovane figlio nella Rocchetta e ne promosse il rafforzamento. Nel gennaio 1477 il castellano Filippo degli Eustachi incaricò Benedetto Ferrini e Maffeo da Como di predisporre nuove opere difensive, comprendenti una torre all’angolo della Rocchetta verso la Piazza d’Armi. La Torre di Bona di Savoia, a pianta rettangolare, fu completata nel 1480.

Descrizione

La Rocchetta occupa il settore nord-occidentale del Castello Sforzesco e costituisce un organismo fortificato quadrangolare, distinto dalla Corte Ducale e dalla Piazza d’Armi. Il suo carattere di nucleo particolarmente protetto del Castello è attestato dalle fonti che la indicano come rocha o arcella, una sorta di castello interno al castello.

Due torri quadrangolari occupano angoli diagonalmente opposti del recinto. A sud-ovest si trova la torre documentata nel Quattrocento come Maystra o Castellana, oggi detta del Tesoro, che costituiva il punto più forte della Rocchetta e dell’intero Castello. Sul vertice opposto si eleva la Torre di Bona di Savoia, a pianta rettangolare, costruita alla fine degli anni Settanta del Quattrocento verso la Piazza d’Armi.

La diversa consistenza delle due torri riflette la loro appartenenza a fasi costruttive differenti: la Castellana appartiene all’organismo fortificato preesistente, mentre la Torre di Bona costituisce un’aggiunta successiva. Con la sua costruzione, il recinto della Rocchetta viene così a presentare due torri poste sui vertici opposti di una diagonale, mentre gli altri due angoli rimangono privi di torri.

Interpretazione

La configurazione della Rocchetta assume particolare interesse per la presenza di due torri quadrangolari di diversa consistenza poste ad angoli diagonalmente opposti. La Torre Castellana apparteneva all’organismo fortificato preesistente e ne costituiva il principale presidio militare; la Torre di Bona fu invece aggiunta a partire dal 1477 e completata nel 1480. La disposizione diagonale deriva quindi da fasi costruttive successive e non dalla realizzazione unitaria di un nuovo organismo.

Il caso acquista particolare rilievo per il coinvolgimento di Benedetto Ferrini, documentato come ingegnere del Castello già negli anni Cinquanta e successivamente attivo negli interventi della Rocchetta. La documentazione ne attesta non soltanto l’attività di cantiere, ma anche competenze progettuali. Nel 1477 Ferrini, insieme a Maffeo da Como, fu coinvolto nelle nuove opere difensive comprendenti la Torre di Bona; nel 1479, insieme allo stesso Maffeo da Como e a Danese Maineri, partecipò alla progettazione della nuova Rocca di Sasso Corbaro a Bellinzona. Dal febbraio dello stesso anno fu sul posto per avviarne la costruzione, portata a termine nel giro di pochi mesi. Anche a Sasso Corbaro è documentata l’esistenza di una torre precedente al cantiere del 1479; il nuovo organismo fortificato presenta una torre maggiore e una seconda torre, minore, collocate agli angoli diagonalmente opposti.

La stretta successione cronologica e la presenza di Ferrini e Maffeo da Como in entrambi i cantieri rendono particolarmente significativo il confronto tra i due complessi. In entrambi i casi una torre preesistente viene associata a una seconda torre posta diagonalmente sull’angolo opposto, anche se a Milano tale configurazione è il risultato della trasformazione progressiva di un organismo fortificato precedente, mentre a Bellinzona viene definita nell’ambito di un intervento unitario. L’analogia suggerisce una possibile continuità progettuale, senza consentire, allo stato attuale della documentazione, di dimostrare un rapporto diretto tra le due soluzioni.

Documentazione Iconografica

Bibliografia

BELTRAMI, L., Il Castello di Milano durante il dominio dei Visconti e degli Sforza, Milano, 1894.

CAVALIERI, F., «Altre pitture dell’età sforzesca», in M. T. Fiorio (a cura di), Il Castello Sforzesco di Milano, Ginevra-Milano, Skira, 2005, pp. 137–151.

PATETTA, L., «Il castello nell’età sforzesca (1450–1499)», in M. T. Fiorio (a cura di), Il Castello Sforzesco di Milano, Ginevra-Milano, Skira, 2005, pp. 79–97.

PERTOT, G., «La fabbrica viscontea: sopravvivenze e integrazioni», in M. T. Fiorio (a cura di), Il Castello Sforzesco di Milano, Ginevra-Milano, Skira, 2005, pp. 51–67.

VERGA BANDIRALI, M., «Documenti per Benedetto Ferrini ingegnere ducale sforzesco (1453–1479)», Arte Lombarda, 1981, pp. 49–67.