Dopo le grandi operazioni militari del 1509, culminate nella battaglia di Agnadello e nell’assedio di Padova, la guerra fra Venezia e i suoi avversari proseguì nel Veneto con alterne vicende. Nell’estate del 1511, mentre erano ancora in corso tentativi diplomatici per raggiungere un accordo con Massimiliano d’Asburgo, Luigi XII organizzò una nuova offensiva contro la Repubblica, affidando il comando delle forze francesi a Jacques de La Palice.
Alla fine di luglio truppe francesi e imperiali si concentrarono fra Trento, Verona e Brescia. Nei primi giorni di agosto l’esercito francese avanzò nel Vicentino, costringendo le forze veneziane comandate da Andrea Gritti a ripiegare verso Padova. L’abbandono di Vicenza e la minaccia di un nuovo assedio determinarono un’intensa attività di rafforzamento delle difese di Padova e Treviso. In quest’ultima città furono intraprese estese demolizioni dei borghi e degli edifici prossimi alle mura, mentre proseguiva la costruzione di bastioni e altre opere difensive.
Nel corso di agosto l’esercito franco-imperiale si spostò progressivamente verso il Trevigiano. Le operazioni furono accompagnate dal trasferimento di un consistente parco d’artiglieria francese proveniente dalla Lombardia. Diciotto pezzi furono segnalati a Peschiera il 16 agosto, mentre altri otto attraversarono Verona il 25 agosto, insieme a numerosi carri di munizioni. Il trasporto incontrò notevoli difficoltà, soprattutto nell’attraversamento dei corsi d’acqua e dei terreni fangosi del Vicentino. Presso il ponte di Lisiera uno dei pezzi maggiori cadde nell’acqua e il suo recupero risultò particolarmente difficoltoso.
Ai primi di settembre le forze alleate si concentrarono nell’area di Nervesa, lungo il Piave. I Veneziani ritenevano imminente un attacco contro Treviso, dove continuavano i preparativi per sostenere l’assedio. L’iniziativa militare prese invece una direzione inattesa: il 13 settembre giunse notizia che le truppe imperiali avevano attraversato il Piave, dirigendosi verso il Friuli, accompagnate da alcuni pezzi d’artiglieria. Il grosso dell’esercito francese rimase invece nella zona del fiume.
L’avanzata imperiale fu rapida. Dopo l’occupazione di Sacile, Spilimbergo, Udine e Cividale, le truppe raggiunsero Gradisca il 22 settembre. La piazzaforte veneziana disponeva di una guarnigione insufficiente e di scarse artiglierie. Il provveditore generale Alvise Mocenigo aveva già segnalato la gravità della situazione, chiedendo rinforzi e cercando di recuperare pezzi disponibili in altre località friulane.
Gradisca fu sottoposta a bombardamento e, dopo alcuni giorni di resistenza, si arrese il 26 settembre 1511. La conquista completò l’occupazione imperiale di gran parte del Friuli. Le truppe vincitrici ripiegarono quindi verso il Piave, dove si ricongiunsero con le forze francesi in vista dell’attacco a Treviso.
L’assedio di Treviso ebbe inizio l’8 ottobre, ma fu abbandonato dopo circa una settimana, senza che gli assalitori fossero riusciti a superare le difese veneziane.
La campagna del 1511 costituisce un episodio significativo delle guerre della Lega di Cambrai, tanto per la rapidità dell’offensiva imperiale nel Friuli quanto per le difficoltà logistiche incontrate dall’esercito francese nel trasferimento delle artiglierie. La documentazione consente di seguire con particolare precisione questi movimenti, pur senza stabilire che i pezzi provenienti dalla Lombardia siano stati effettivamente impiegati nell’assedio di Gradisca.
Per la ricostruzione dettagliata delle operazioni, la cronologia dei movimenti delle truppe e delle artiglierie e i riferimenti alle fonti documentarie, si rinvia all’approfondimento in PDF.
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